Una festa alcolica e conoscenze inaspettate
Dopo il pranzo che in teoria era stato organizzato per festeggiare il mio compleanno, ma che in pratica è stata l'ennesima occasione per mia madre di mettermi fretta per avere un nipotino (come se sei non le bastassero), partire con Cristina sarebbe stata una piacevole distrazione, anche se questo includeva i suoi amici. Sia ben chiaro, non ho niente contro di loro, quando non bevono come spugne e non fumano come turchi, senza parlare della droga.
Cristina una volta mi disse di aver provato la coca, ma che non le era piaciuto l'effetto che le aveva fatto, quindi si sarebbe limitata a fumare marjuana e a bere ogni tanto. Evviva le esperienze, dico io! Ti fanno capire cosa fa e cosa non fa per te e, se sei intelligente, quelle che non ti piacciono non le ripeti con la speranza che qualcosa possa cambiare.
La mia "festa di compleanno" si sarebbe svolta nella casa sul lago di Cristina, a mezz'ora da Roma, e la partenza era prevista per le sette. Ovviamente saremmo rimasti tutti a dormire là, o comunque nelle vicinanze, anche per evitare ai più esorbitanti di non creare incidenti dove potevano rimanere feriti loro o terze persone, o peggio! Cristina mi sarebbe venuta a prendere sotto casa, insieme a due suoi amici, per non andare con troppe macchine.
Appena tornata a casa, preparai la borsa da palestra e vi misi dentro il beauty case con spazzolino, dentifricio, spazzola ed elastici per i capelli; a fargli compagnia ci andò il pigiama e un cambio per il giorno dopo. Il vestito per i festeggiamenti lo avrei indossato subito, per non portarmi troppe cose.
La casa sul lago di Cristina, in verità, era una villa e non era l'unica ad averla in quella zona. Anche altri suoi amici la possedevano, cosicché non saremmo stati stretti dato che lei poteva ospitare sei persone, anche di più se si mettevano due per stanza. Ma lei preferiva che, a meno che non fossero coppie, ognuno avesse la propria camera. Che brava padrona di casa!
Alle sette meno cinque iniziai a scendere, e alle sette in punto Cristina arrivò a bordo della sua Volkswagen T-Roc. Lei mi aprì il portabagagli da dentro, posai il borsone vicino ad altre tre valige e mi accomodai dietro, vicino a un ragazzo che avevo già visto in passato. Davide, mi pare che si chiamasse. Davanti, vicino a Cristina, c'era un altro ragazzo che non mi sembrava di aver mai visto. Forse era un amico di Davide.
"Auguriiiiii" mi dissero tutti e tre in coro, anche lo sconosciuto.
Li ringraziai e, prima di partire, Cristina fece le presentazioni.
"Davide lo conosci, ovviamente" mi disse. "Lui invece è suo cugino, Andrea".
Guardandoli bene, infatti mi accorsi che si assomigliavano. Entrambi avevano capelli neri e le stesse forme del viso. Mentre Davide aveva gli occhi castani, quelli di Andrea erano sul verde, ma un verde diverso da quello dei miei occhi.
Il viaggio fu piacevole e mi compiacqui di essermi vestita per la serata già da subito: anche loro tre erano abbigliati in modo semi-formale, Cristina con un abito colorato stile vintage, mentre i ragazzi entrambi con jeans, camicia bianca e un maglioncino legato sulle spalle, Davide nero, Andrea celeste. Io invece avevo optato per un vestito nero a maniche corte e a collo alto, e in più mi ero portata un giacchettino di lana bianco.
Arrivammo alle sette e trenta precise. Andrea e Davide avrebbero dormito nella villa di Cristina, insieme a noi due e ad altre due coppie, che arrivarono insieme cinque minuti più tardi.
Alle otto e venti ormai eravamo tutti, una quindicina di persone, e Cristina aprì la serata con uno dei suoi discorsi.
"Benvenuti amici!" disse. "Ogni occasione è buona per festeggiare, lo sapete! E questa sera si festeggia la mia migliore amica, che voi già conoscete avendola obbligata spesso a venire con me" ci furono delle risate e io sorrisi, imbarazzata. "Buon compleanno, Vì!" e alzò il suo calice di spumante, imitata dagli altri.
Non ero abituata a stare al centro dell'attenzione, nemmeno al lavoro dove la mia priorità era il benessere di donne e bambini che arrivavano nella struttura in cerca di aiuto.
Cristina aveva fatto organizzare un buffet che comprendeva sushi, cibo cinese, messicano e italiano, il tutto tenuto in caldo da degli scaldavivande. Lei era un po' come mia madre: se doveva organizzare una festa, lo faceva bene e in grande!
Stavo guardando il lago in giardino, uno spettacolo che mi aveva sempre affascinato, soprattutto di notte, quando mi sentii chiedere da dietro le spalle: "Quanti sono?"
Mi girai e vidi Andrea con un bicchiere di vino in mano e una sigaretta spenta nell'altra. Probabilmente era uscito per fumare, senza pensare che dentro ormai lo stavano facendo tutti già da un po'.
"Non si chiede l'età a una donna, non lo sai?" risposi scherzosa. Intanto lo avrebbe scoperto dalla torta, che ovviamente non poteva mancare nei preparativi di Cristina.
"Hai ragione, scusa, che maleducato" rise posando il bicchiere su un tavolino e accendendosi la sigaretta.
"Potevi fumare anche dentro, sai?" gli dissi. "La purezza dell'aria non è una priorità, in queste occasioni".
"Lo so" disse semplicemente.
"Solo che dentro non si respira" suggerii e, vedendolo sorridere, sapevo di averci preso. Immaginavo anche che lui era un po' come me: non abituato a certe feste, quindi una domanda mi sorgeva spontanea.
"Come mai sei qui?". Lui mi guardò sorpreso, come se non capisse. Mi spiegai meglio. "Non sembri una persona che frequenta certe feste".
"Certe feste?" chiese ridendo. "Vuoi dire dove alcol, droga e sesso sono i temi indiscussi?"
Annuii e lui aggiunse: "Beh, nemmeno tu, se è per questo"
"Cri Cri ci teneva ad organizzarmi una festa per i miei trent'anni" spiegai. "Dice che è un traguardo che si è raggiunto".
Andrea sorrise e capii subito il perché: gli avevo svelato la mia età. Sorrisi anche io.
"Mio cugino mi ci ha trascinato" mi spiegò poi. "Voleva che mi svagassi. Dice che lavoro troppo".
"E ha ragione? Lavori troppo?"
"Probabilmente sì. Sono primario di chirurgia al San Camillo" mi spiegò. "Te, invece? Lavori troppo?"
Lavoravo troppo?, mi chiesi. Il mio cellulare era sempre acceso, mi assicuravo di essere sempre reperibile nel caso arrivasse qualche donna o bambino bisognoso di supporto psicologico. Già, perché oltre ad essere l'assistente sociale incaricata della casa famiglia, sono anche laureata in psicologia, e quindi tendo a mettermi a disposizione se ce ne fosse bisogno. Quindi sì, probabilmente lavoravo troppo, nonostante facessi di tutto per lasciare le brutture del lavoro lontano dalla vita privata.
"Direi di sì" risposi, con un'alzata di spalle e alzando gli occhi a guardare la luna. "Sono un'assistente sociale. e lavoro presso una casa famiglia. Oltretutto sono anche laureata in psicologia, quindi mi metto a disposizione, quando serve. Accogliamo principalmente donne e bambini maltrattati e io mi occupo di farli sentire a loro agio, di andare a controllare la situazione nella loro casa".
Silenzio. Guardai Andrea e lo vidi che mi guardava intensamente. Arrossii.
"Quindi immagino che per te sia difficile lasciare tutto nella casa famiglia, quando finisci di lavorare".
Aveva capito perfettamente. Annuii.
"Lo stesso vale per me" mi confidò. "Non riesco a non pensare ai miei pazienti, neanche quando esco dall'ospedale".
Ci sedemmo attorno al tavolo e rimanemmo in silenzio a contemplare la luna che si specchiava nel lago, fino a quando un brivido di freddo non mi avvolse tutto il corpo. Mi strinsi addosso il giacchettino di lana, ma non servì a molto.
"Fa freddo, rientriamo" disse Andrea. Si era certamente accorto del mio gesto.
"Non ne ho molta voglia, sinceramente" gli confidai. Sembrava che ero in vena di parlare, perché aggiunsi: "Pensavo che dopo il pranzo con la mia famiglia, partecipare a questa festa mi avrebbe fatto bene".
"E invece?" mi chiese lui, vedendo che non continuavo a parlare. Sembrava veramente interessato, i suoi occhi verdi erano fissi su di me, attenti.
"E invece, mi sento un pesce fuor d'acqua, come ogni volta che Cristina mi trascina a una di queste feste. Di solito vado con la mia macchina così, appena posso, fuggo. Stavolta non è possibile: dormiamo qui".
"Ed è una festa in tuo onore" aggiunse Andrea, sogghignando.
"Già", concordai. "Ma il bello è che non si saranno neanche accorti che manco da tempo, ubriachi e fatti come saranno. Per fortuna le altre ville sono vicine e non devono guidare per chilometri".
Comprendendo cosa avevo detto, mi misi una mano davanti alla bocca e lo guardai con aria mortificata. In fin dei conti, suo cugino era parte integrante di quel gruppo e sapevo per certo che Davide era ormai sia ubriaco, che fatto.
"Hai detto solo la verità" mi tranquillizzò Andrea, con un'alzata di spalle. "Davide è il mio cugino preferito, nonché il mio migliore amico, ma conosco i suoi difetti. E' un bravo ragazzo e un gran lavoratore, non mi fraintendere, ma ha i suoi difetti, soprattutto quando è in compagnia. Tante volte mi ha invitato ad unirmi a lui e ai suoi amici, ma io ho sempre rifiutato perché non volevo vedere l'altro lato di lui, nonostante ne fossi a conoscenza, anche se non diretta".
"E come mai stavolta invece hai accettato?" gli domandai, curiosa.
"Boh" rispose lui. "Forse perché mi aveva detto che era il compleanno di una ragazza che non era parte integrante del gruppo, amica della padrona di casa. Forse speravo di trovare qualcuno come me, con cui avere una conversazione stimolante" e mi sorrise.
"Vì! Andrea!" ci sentimmo chiamare. Era Cristina, che ci cercava.
"Finalmente!" esclamò, quando ci raggiunse. "Dove eravate finiti?"
"Qua fuori, Cri Cri" le risposi, sorridendo. Entrambi ci alzammo e Cristina ci guardò, prima me, poi lui, e sorrise a sua volta. Probabilmente si stava facendo un suo film romantico nella testa. Decisi di distruggerglielo immediatamente. Non sia mai che quel film continui a crescere.
"Andrea è arrivato poco fa, in cerca di aria fresca" le spiegai. "Stavamo per rientrare, dato che fa freddo".
Forse quel discorsetto aveva raggiunto il suo scopo. O forse no, visto il sorriso che ancora aleggiava sulle labbra di Cristina, più grande ogni secondo che passava.
Le diedi le spalle scuotendo la testa, e rientrai. Dietro di me, sentii Andrea dire: "Sono appena uscito, è vero. Sai, dentro non si respira...", ma ero certa che neanche quelle parole l'avessero convinta a frenare l'immaginazione. Anzi, se possibile, l'avevano fatta accelerare, ne ero convinta.
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