Un piacevole ritorno a casa

 La domenica mattina non vedevo l'ora di tornare a Roma. 
Avevamo fatto tutti le quattro del mattino, ma nonostante l'ora tarda in cui sono andata a dormire, alle dieci ero sveglia, desiderosa di tornare alla mia vita monotona e solitaria.
Scesi in cucina dove, per fortuna, non c'era nessuno. Cristina aveva rifornito il frigorifero e la dispensa per la colazione dei suoi ospiti, quindi mi presi una tazza di latte e i pan di stelle, portai tutto fuori in giardino e mi sedetti allo stesso tavolino dove, la sera prima, avevo piacevolmente chiacchierato con Andrea. 
Pensi al diavolo...il suddetto Andrea si trovava proprio seduto al suddetto tavolino.
"Buongiorno" lo salutai. Lui ebbe un sussulto, dato che mi aveva sentito arrivare, perso com'era nel guardare il lago. Mi sorrise e il mio cuore perse un battito. Finiscila, Vittoria!, mi dissi, prendendomi a sberle mentalmente.
"'Giorno. Non sono l'unico mattiniero, vedo"
Mi sedetti accanto a lui e gli offrii la mia colazione. "Se vuoi favorire" gli dissi. "Vado dentro a prenderne un'altra tazza".
"Possiamo anche dividerci questa, se per te non è un problema" mi propose. "Mi piace inzuppare i biscotti nel latte, ma non berlo".
Accettai, posizionando la tazza e i biscotti tra di noi. Mangiammo in silenzio, contemplando la bella giornata che si prospettava.
"Non vedo l'ora di tornare a casa" mi disse Andrea. "Mi pento di non essere venuto con la mia auto".
Eravamo sulla stessa lunghezza d'onda, e glielo dissi. "Ma so per esperienza, che non si sveglieranno prima delle due, se ci va bene" aggiunsi. 
"Potremmo rubare la macchina di Cristina" scherzò Andrea, facendomi ridere al solo pensiero della faccia della mia amica se, svegliandosi, non trovasse più la sua auto dove l'aveva parcheggiata la sera prima. Penso che quella quattro ruote sia l'unico oggetto di cui è gelosa. Ci tiene immensamente perché è stato un regalo del padre, prima che questi morisse.
"Un autonoleggio?" domandai. "C'è nei paraggi?"
"Non credo" sospirò Andrea. Eravamo destinati ad aspettare...a meno che..."E se ci dividessimo un taxi?" chiesi. "Sono disposta anche a sborsare cento euro per tornare a casa subito".
"Vai a preparare le tue cose, mentre io chiamo!" acconsentì Andrea. "Lasceremo un biglietto a Cristina, ringraziandola dell'ospitalità. Io posso dire che ho avuto un'emergenza in ospedale e che tu, per non lasciarmi solo, hai deciso di accompagnarmi".
"Le mie cose sono già pronte. Chiama!" ordinai, ridendo, mentre entravo in casa portando i resti della colazione e per scrivere un appunto a Cristina.
E fu così che, alle undici, salivamo su un taxi, diretti a Roma.
"Mi sento già meglio" mi confidò, una volta che l'auto imboccò la Cassia bis. "Non è cattiveria", aggiunse. "Cristina è una brava ragazza, e mio cugino lo adoro, ma..."
"Ma gli altri sono davvero troppo" finii io.
Durante la mezz'ora di viaggio ci raccontammo un po' le nostre vite. Io gli dissi della mia famiglia, che ho tre fratelli, tutti sposati e con figli, e dell'insistenza di mia madre che io mi trovi un marito, ma che non era mia intenzione accontentarla in un futuro immediato.
Lui mi disse che la sua famiglia si era trasferita in Toscana, a Marina di Grosseto, per vivere la pensione in riva al mare, dato che entrambi lo adoravano. Li vedeva poco, purtroppo, a causa del suo lavoro, ma una volta ogni due mesi cercava di andare a trovarli, oppure venivano loro, dove avevano una stanza riservata nella sua casa di Monteverde. 
Il taxi si fermò sotto casa mia. Andrea chiese all'autista di aspettare un attimo, e scese insieme a me.
"Hai programmi, per oggi?" mi chiese.
"Farmi una doccia, andare a fare la spesa e magari una passeggiata" risposi, capendo dove voleva andare a parare. Sono pur sempre una psicologa! Mi sarebbe piaciuto passare il pomeriggio con lui, ma non avevo intenzione di rendergli le cose facili.
Andrea era un uomo diretto, che non aveva paura a parlare o a chiedere qualsiasi cosa volesse.
"Ti faccio compagnia, se vuoi" mi disse. "Non per la doccia, ovviamente".
"Certo, con piacere" risposi sinceramente. Ci avevo passato insieme soltanto una serata e due viaggi in macchina, di cui uno in compagnia di altre due persone che partecipavano alla conversazione, ma mi ero trovata bene e avevo voglia di conoscerlo meglio. Forse perché era completamente diverso dalle altre persone presenti alla festa. 
Ne avevo già incontrate di persone così, nel mio lavoro, dove avevo a che fare ogni giorno con medici, avvocati e persone colte ed educate. Ma lui, in qualche modo, era differente, complice probabilmente anche il contesto in cui l'ho conosciuto.
"Bene" proferì, guardando l'orologio al suo polso. "E' mezzogiorno meno venti. Ti passo a prendere verso l'una, ti va bene? Mangiamo qualcosa insieme, poi ti porto al supermercato e, infine, dove vuoi andare tu".
Accettai con piacere e lo guardai mentre risaliva in taxi e quello partiva. Salii poi a casa, all'ultimo piano dove avevo una bella visuale del verde del quartiere, posai la borsa all'ingresso e corsi a farmi una doccia.

TO BE CONTINUED...

Commenti

Post popolari in questo blog

TRENT'ANNI

Una festa alcolica e conoscenze inaspettate